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Introduzione e temi principali

 

Tipo Sneakers
Ref. 155155
Stagione Primavera/Estate
Larghezza Standard
Costruzione Saldato
Numero di riferimento 38
Colore Bianco
Fodera Tessile
Top / Tomaia Sintetico
Soletta Sintetico
Suola Gomma
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Il Romanticismo è un vasto e complesso movimento culturale, filosofico ed artistico che nasce in Germania e in Gran Bretagna a cavallo tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 e che poi si propaga in tutta Europa. Il termine italiano “romantico” deriva dal corrispettivo inglese romantic che, a metà del XVII secolo, designa l’atteggiamento irrazionale e immaginoso nei confronti della realtà, con particolare riferimento alla lettura dei romances (opposti al novel, di ispirazione realistica) e dei romanzi d’avventura. Il termine - che inizialmente ha una sfumatura negativa se non dispregiativa - va poi a definire quel rapporto con il mondo in cui sulla verità naturale prevalgono le sensazioni indistinte, le aspirazioni ideali, il fascino per il mistero e l’ignoto. Questa tensione all’assoluto (resa col termine tedesco Sensucht, “aspirazione, anelito”) si unisce col piacere che deriva dalla categoria estetica “sublime”, ovvero quel piacere che deriva dalla contemplazione di uno spettacolo (soprattutto naturale) grandioso e pauroso al tempo stesso 1.

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Se il Romanticismo, soprattutto in campo storico e filosofico, nasce come reazione alla “ragione” illuministica, cui opporre invece il primato della “passione” e del “sentimento”, gli sviluppi e gli influssi culturali del movimento sono davvero sterminati e coinvolgono buona parte della cultura moderna. Il Romanticismo in senso stretto si sviluppa tra fine del XVIII secolo e primi decenni del XIX sulla scia del movimento tedesco dello Sturm und Drang e tra i suoi grandi temi possiamo citare:

  • Il primato dell’individualismo: in antitesi all’immagine razionale dell’uomo ereditata dalla filosofia illuministica e aal connesso primato del raziocinio si propugna l’irriducibile individualità di ogni essere umano, nella sua specificità storico-culturale e socio-politica. Ogni uomo, secondo i Romantici, non obbedisce solo ai principi della ragione ma anche (e soprattutto) alle sue passioni e ai suoi sentimenti;
  • Lo storicismo: opponendosi all’universalismo della filosofia dei lumi (simboleggiata al meglio dell’impresa dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert) il Romanticismo rivaluta le tradizioni nazionali e il patrimonio culturale di ogni popolo, valorizzando e rivalutando periodi storici (tra tutti, il Medioevo, considerato dagli illuministi un “periodo buio” per l’umanità) prima caduti nel dimenticatoio 2. Parallelamente alla riscoperta della Storia c’è il crescente interesse per il folklore e la cultura popolare, ritenuta depositaria dei valori puri ed autentici ormai smarriti dall’uomo borghese;
  • Il sentimento e il dolore: due veri e propri Leitmotiv dell’eroe romantico è l’idea che le passioni e le pulsioni dell’uomo non possano trovare pace, e che la vita sia di fatto un “tendere verso” qualcosa di assoluto ed impossibile, che non è mai dato possedere completamente. L’uomo romantico anzi definisce la propria identità in stretta relazione allo Streben 3 a cui è sottoposto. Da qui la vasta gamma di ansie e disillusioni, speranze e disfatte cui va incontro l’uomo romantico, che si tormenta nella misura in cui la sua sensibilità è troppo sviluppata e il suo desiderio di patire impossibile da soddisfare completamente. Alla ricerca dell’ordine e dell’armonia si sostituisce allora la nostalgia indefinita per qualcosa che non si è posseduto mai del tutto oppure il desiderio irrisolto per ciò che non si può avere. Queste due tensioni spostano spesso in un “altrove” distante nel tempo e nello spazio (l’Oriente esotico, piuttosto che la Grecia classica o i secoli passati) il luogo della pace e della felicità individuali, mentre all’uomo romantico non resta che la “noia” che, intesa come assenza di contrasti e di emozioni, è la peggior condizione possibile 4. L’esaltazione delle passioni individuali conduce anche alla scoperta del lato irrazionale dell’individuo, con un particolare interesse per la dimensione del sogno e della follia;
  • Solitudine e titanismo: l’uomo romantico non è in armonia con il mondo in cui vive, che gli sembra piattamente orientato al soddisfacimento dei bisogni puramente materiali. Da qui derivano due atteggiamenti intrecciati tra loro: da un lato, la solitudine dell’eroe, che è tale proprio nella capacità stoica di sopportare le conseguenze della propria eccezionalità; dall’altro, il titanismo, cioè la ribellione volontaria contro forze così grandi e superiori (il Tiranno, il Mondo, la Natura, Dio) che l’inevitabile sconfitta diventa un segno di coraggio e di animo indomito. Esito spesso tragico di queste due tendenze è il suicidio, attraverso cui l’eroe romantico dimostra, in modo estremo, di non volere e di non potere scendere a patti con un mondo che egli non accetta;
  • L’amore e la Natura: l’amore (inteso in particolare sotto la forma della passione assoluta e spesso infelice) e la Natura sono i due grandi termini di confronto dell’eroe romantico, che vede nell’esperienza amorosa il vertice più alto del suo animo superiore e nello spettacolo della Natura la rappresentazione plastica e concreta del concetto di “divino”, in cui infondere i propri tormenti e le proprie illusioni, secondo appunto un atteggiamento tragico e titanico. Le figure femminili romantiche sono spesso protagoniste di amori tragici, mentre i paesaggi naturali vedono la prevalenza di scenari notturni, lugubri rovine o cimiteri, boschi e cascate, secondo il gusto del “sublime” e dell’“orrido”. Per altro verso, è possibile che il paesaggio naturale divenga invece il confidente per le inquietudini del protagonista, che qui può finalmente trovare pace e serenità;
  • L’ironia: di fronte alla grandezza della Natura e all’Infinito a cui l’uomo tende nel suo Streben c’è posto anche per un atteggiamento antitetico al titanismo e al dolore. quello dell’ironia, che nasce appunto dalla sproporzione tra le aspirazioni ideali e la realtà di fatto in cui l’uomo di trova immerso. Tale concetto verrà teorizzato in particolare da Friedrich Schlegel (1772-1829) nei suoi Frammenti (1797-1798).

In Inghilterra, gli esempi di arte romantica vanno dalla rivalutazione dell’arte gotica da parte di John Ruskin (1819-1900) fino ai paesaggi dei quadri di William Turner (1775-1851), Johann Heinrich Füssli (1741-1825) e John Constable (1776-1837). In Germania è la pittura di Caspar David Friedrich (1774-1840) ad assurgere a modello e simbolo del movimento stesso, come nel suo quadro più celebre, il Viandante sul mare di nebbia del 1818:

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Crediti: Caspar David Friedrich [Public domain], via Wikimedia Commons

In Francia, la scuola pittorica romantica si afferma con Théodore Géricault (1791-1824; La zattera della Medusa, 1818-1819) e Eugène Delacroix (1798-1863; La libertà che guida il popolo, 1830), mentre in Italia la scuola “romantica” è quella di ispirazione risorgimentale di Francesco Hayez (1791-1882; Il bacio, 1859). In ambito musicale, l’espressione più caratteristica del Romanticismo sono il dramma musicale e il “teatro totale” di Richard Wagner (1813-1883). La stagione romantica vede tra i suoi protagonisti anche Ludwig van Beethoven (1770-1827) e Franz Schubert (1797-1828), a cui poi si aggiungono, in area tedesca, Felix Mendelssohn (1809-1847), Robert Schumann (1810-1856), Franz Liszt (1811-1886) e, in Francia, Frédéric Chopin (1810-1849) e Hector Berlioz (1803-1869). Tra i nomi del Romanticismo musicale italiano si possono citare Niccolò Paganini (1782-1840), Gaetano Donizetti (1797-1848), Gioachino Rossini (1792-1868), Vincenzo Bellini (1801-1835) e Giuseppe Verdi (1813-1901).

 

Il Romanticismo in filosofia

 

L’infinito è il punto principale attorno cui verte la filosofia romantica. Questo concetto viene definito secondo due modelli differenti: quello panteistico e quello trascendentistico. Secondo il modello panteistico, infatti, il finito è la realizzazione dell’infinito 6. Al suo interno possiamo trovare due ulteriori correnti: quella naturalistica, che identifica l’infinito con la natura, e quella idealistica, che identifica l’infinito con lo spirito. Il modello trascendentalista concepisce invece il finito come una manifestazione solo parziale dell’infinito che muove ben al di là delle forme finite.

Le radici della filosofia romantica rimandano comunque a Immanuel Kant e all’introduzione del concetto di noumeno nella Critica della ragion pura (1787), che definisce la coscienza umana come realtà indipendente e a sé stante. Questo è un punto-chiave della filosofia del Romanticismo, che troverà nell’Idealismo tedesco il suo compimento più pieno. Il fondatore di questa corrente è comunemente considerato Johann Gottlieb Fichte (1762-1814), che nei Fondamenti dell’intera dottrina della scienza (1794) definisce i concetti di Spirito come attività creatrice e dell’io puro come attività di pensiero che è infinitamente ed ininterrottamente protesa verso l’Assoluto. La lezione di Fichte viene ripresa ed approfondita dall’allievo Friedrich Schelling (1775-1854), che postula come principio di realtà l’Assoluto, in cui il soggetto e l’oggetto sono uniti in maniera indifferenziata. Momento supremo dell’Assoluto e sua massima manifestazione è appunto la creazione artistica.